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Appassionata di Internet, ho trovato il modo di svolgere online gran parte della mia attività. Per riuscirci ho impiegato tempo e risorse, ho studiato e sperimentato, ho anche commesso degli errori ...

Il risultato è stato il mio blog Adozione Felice, insieme a grandi soddisfazioni, ad una maggiore libertà, ed all'acquisita capacità di aiutare altri a fare altrettanto.

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[MotivAzione] Cosa ci insegna la fiaba

 

lavorare da casa

Cosa ci insegna la fiaba di Martino Testadura?

 Sembra fatta apposta per noi! Ci suggerisce almeno sei riflessioni, sei pillole di saggezza delle quali dobbiamo fare tesoro:

 1)      A volte le opportunità sono sotto i nostri occhi, ma non vogliamo uscire dalla nostra zona di comfort. Cosa è la zona di comfort? E’ ciò cui siamo abituati: magari non ci soddisfa pienamente, ma ci dà sicurezza, perché è un ambito nel quale, in qualche modo, ormai sappiamo come  muoverci. Provare una nuova opportunità ci costringe ad uscire dalla zona di comfort, e non sempre ne siamo capaci. Preferiamo pensare che l’opportunità non esiste, o che è soltanto un’illusione. Impariamo a riconoscere le opportunità, e, quando ne individuiamo una, cominciamo ad agire.

2)      Chi non osa provare qualcosa di nuovo, chi non fa nulla per migliorare la propria condizione, di solito cerca anche di scoraggiare gli altri. Così si comportano i compaesani di Martino Testadura. Non solo non vogliono scoprire cosa ci sia in fondo a quella strada; ma fanno di tutto per far desistere Martino dal suo proposito. Rifiutiamoci categoricamente di ascoltare chi cerca di convincerci che quello che facciamo non ci porterà da nessuna parte.

3)      Ad un certo punto del suo percorso, Martino incomincia a stancarsi. Quasi quasi tornerebbe sui propri passi. Ma riesce a superare questo momento di esitazione, e va avanti. Quando si inizia qualcosa di nuovo, è facile, dopo i primi entusiasmi, scoraggiarsi se non si vedono subito i risultati. E’ questo il momento di  perseverare, a testa bassa, con tenacia; magari fare degli aggiustamenti lungo il percorso, ma non tornare assolutamente indietro.

4)      La curiosità, l’intraprendenza, la perseveranza vengono premiate.

5)      Quando si osa, superando se stessi, succede l’incredibile. Incominciano ad accadere i miracoli. Martino incontra un cane capace di condurre una carrozza; noi potremo fare altri incontri e scoperte, forse meno …strani, ma ugualmente sorprendenti.

6)      Nella vita ha successo chi per primo propone qualcosa di nuovo. In qualsiasi campo, il primo rimane il primo. Non voglio dire che non si debba cercare di modellare chi già è riuscito a fare qualcosa. Dico, invece, che in ogni ambito bisogna proporsi con originalità. Se un mio collega, con il suo blog, si occupa di multe, non cercherò di copiarlo. Se l’argomento mi piace, magari lo proporrò anch’io, ma in modo diverso, sotto un altro punto di vista, offrendo servizi differenti, trovando una soluzione inedita, e così via.

 Al prossimo post!

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[Storie e Metafore]:La strada che non andava in nessun posto

 

strada

di Gianni Rodari

All’uscita del paese si dividevano tre strade: una andava verso il mare, la seconda verso la città e la terza non andava in nessun posto.

Martino lo sapeva perché l’aveva chiesto un po’ a tutti, e da tutti aveva avuto la stessa risposta:

- Quella strada li? Non va in nessun posto. È inutile camminarci.

- E fin dove arriva?

- Non arriva da nessuna parte

- Ma allora perché l’hanno fatta?

- Non l’ha fatta nessuno, è sempre stata li.

- Ma nessuno è mai andato a vedere?

- Sei una bella testa dura: se ti diciamo che non c’è niente da vedere…..

- Non potete saperlo, se non ci siete stati mai.

Era così ostinato che cominciarono a chiamarlo Martino Testadura, ma lui non se la prendeva e continuava a pensare alla strada che non andava in nessun posto.

Quando fu abbastanza grande da attraversare la strada senza dare la mano al nonno, una mattina si alzò per tempo, uscì dal paese e senza esitare imboccò la strada misteriosa e andò sempre avanti. Il fondo era pieno di buche e di erbacce, ma per fortuna non pioveva da un pezzo, così non c’erano pozzanghere. A destra e a sinistra si allungava una siepe, ma ben presto cominciarono i boschi. I rami degli alberi si intrecciavano al di sopra delle strade e formavano una galleria oscura e fresca, nella quale penetrava solo qua e là qualche raggio di sole a far da fanale.

Cammina e cammina, la galleria non finiva mai, la strada non finiva mai, a Martino dolevano i piedi, e già cominciava a pensare che avrebbe fatto bene a tornarsene indietro quando vide un cane.

<< Dove c’è un cane c’è una casa,- rifletté Martino,- o per lo meno un uomo>>.

Il cane gli corse incontro scodinzolando e gli leccò le mani, poi si avviò lungo la strada e ad ogni passo si voltava per controllare se Martino lo seguiva ancora.

-Vengo vengo, -diceva Martino, incuriosito. Finalmente il bosco cominciò a diradarsi, in alto riapparve il cielo e la strada terminò sulla soglia di un grande cancello di ferro.

Attraverso le sbarre Martino vide un castello con tutte le porte e le finestre spalancate, e il fumo usciva da tutti i comignoli, e da un balcone una bellissima signora salutava con la mano e gridava allegramente:

- Avanti, avanti, Martino Testadura!

- Toh, – si rallegrò Martino,- io non sapevo che sarei arrivato, ma lei sì.

Spinse il cancello, attraversò il parco ed entrò nel salone del castello in tempo per fare l’inchino alla bella signora che scendeva dallo scalone. Era bella, e vestiva anche meglio delle fate e delle principesse, e in più era proprio allegra e rideva:

- Allora non ci hai creduto.

- A che cosa?

- Alla storia della strada che non andava in nessun posto.

- Era troppo stupida. E secondo me ci sono anche più posti che strade.

- Certo, basta aver voglia di muoversi. Ora vieni, ti farò visitare il castello.

C’erano più di cento saloni, zeppi di tesori d’ogni genere, come quei castelli delle favole dove dormono le belle addormentate o dove gli orchi ammassano le loro ricchezze. C’erano diamanti, pietre preziose, oro, argento, e ogni momento la bella signora diceva:

- Prendi, prendi quello che vuoi. Ti presterò un carretto per portate il peso.

Figuratevi se Martino si fece pregare. Il carretto era ben pieno quando egli ripartì. A cassetta sedeva il cane, che era un cane ammaestrato, e sapeva reggere le briglie e abbaiare ai cavalli quando sonnecchiavano e uscivano di strada.

In paese, dove l’avevano già dato per morto, Martino Testadura fu accolto con grande sorpresa. Il cane scaricò in piazza tutti i suoi tesori, dimenò due volte la coda in segno di saluto, rimontò a cassetta e via, in una nuvola di polvere.

Martino fece grandi regali a tutti, amici e nemici, e dovette raccontare cento volte la sua avventura, e ogni volta che finiva qualcuno correva a prendere carretto e cavallo e si precipitava giù per la strada che non andava in nessun posto.

Ma quella stessa sera tornarono uno dopo l’altro, con la faccia lunga così per il dispetto: la strada, per loro, finiva in mezzo al bosco, contro un fitto muro d’alberi, in un mare di spine. Non c’era più nè il cancello, nè il castello, nè la bella signora. Perché certi tesori esistono soltanto per chi batte per primo una strada nuova.

                                                                                                                      da Favole al telefono, Einaudi, Torino

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